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SI, NO, FORSE.
ECCO L´ ITALIA DEL NUCLEARE.

Era l´ anno 1987, con il referendum abrogativo l´Italia sceglieva fermamente di dire no al nucleare come forma di approvvigionamento energetico. Significativo e indimenticabile era stato il disastro dell´Ucraina in cui l'esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, sita al confine con la Bielorussia, con la conseguente dispersione di contaminanti radioattivi in atmosfera, aveva portato a conseguenze così tragiche sia alla popolazione che alla sfera ambientale, da decidere la cessazione del ricorso al nucleare come provvista energetica. Quell´evento, di cui ancora oggi subiamo l´enorme peso, rappresentò non solo uno dei disastri ecologici più terribili di tutti i tempi, con effetti e conseguenze allora inimmaginabili, ma la presa di coscienza del pericolo che rappresentava “l´aver a che fare con il nucleare”, costituì, inoltre, il limite a cui l´uomo capì di dover sottostare. Probabilmente le conseguenze di tipo fisico e psicologico sono ormai irreparabili per il contesto sociale circostante alla zona di tale esplosione: infatti, sono state attribuite all´accentuata diffusione di fumi e particelle radioattive la maggior parte delle successive, imminenti morti nelle regioni limitrofe al disastro, a causa prevalentemente di tumori e leucemie. Presa la decisione di annullare l´utilizzo del nucleare, restava però il problema delle quattro centrali italiane, all´epoca immediatamente chiuse; ancora oggi la questione dello smantellamento, rimozione e decontaminazione delle stesse risulta un argomento scottante per tutta la Nazione. Sono passati 24 anni dall´evento clamoroso di Chernobyl che fece identificare il nucleare con distruzione e quindi morte. Mentre, però, in questi anni viveva tale credenza “popolare” soprattutto italiana (infatti, bisogna sottolineare che, nel frattempo, la Francia è diventata il nostro fornitore di “energia nucleare”!), la Scienza, più inarrestabile che mai, continuava la sua corsa cercando e trovando soluzione ai danni del passato, interrogandosi anche e comunque sulla disposizione delle scorie radioattive frutto di vecchie attività, studiando e realizzando progetti di messa in sicurezza di tali scorie e costruendo parallelamente basi solide e sicure per un futuro migliore. Ecco perchè nel 2010 si è tornato a parlare di nucleare: oggi il dibattito sull'energia nucleare sembra riaperto e mentre le grandi potenze, tra cui l'Europa e quindi l'Italia, sembrano orientate alla costruzione di nuove centrali di ultima generazione, per assicurarsi una fornitura autonoma di energia nucleare, lo smaltimento delle scorie radioattive resta uno dei problemi che maggiormente preoccupa l'opinione pubblica. La Sogin, società controllata dal Tesoro per la gestione degli impianti nucleari, ha intanto individuato 52 aree italiane con le caratteristiche adatte ad ospitare il sito per le scorie radioattive. Le motivazioni che sembrerebbero sostenere la proposta di ripartire con il nucleare sono legate fondamentalmente a due fattori: l'esaurimento dei combustibili fossili e una costante crescita della popolazione con conseguente crescita della domanda di energia. A questo va legato l'aspetto ambientale: il nucleare risulta meno inquinante del petrolio! Inoltre non bisogna dimenticare l'incidenza del fattore economico e la perenne dipendenza dell´Italia rispetto al cosiddetto “oro nero”, presente in aree di crisi e di conflitto, che intimorisce e preoccupa il Bel Paese. Insomma, è chiaro che l´Italia si trova di fronte a delle buone opportunità di svolta nel campo delle energie rinnovabili, in quanto se pur non possiamo catalogare il nucleare come fonte inesauribile di energia, al momento sembrerebbe una fra le migliori soluzioni che il Paese sta valutando a sostegno dei costi, della esauribilità delle nostre attuali forme di energia e soprattutto in funzione della recente direttiva europea che obbliga l´Italia, entro il 2020, a ridurre i consumi e contemporaneamente le emissioni di CO2. E il pericolo di un altro errore umano e quindi un´eventuale esplosione a mò di Chernobyl? E il problema delle scorie radioattive? E i costi per la costruzione, il mantenimento e l´assicurazione di centrali nucleari, il Paese è veramente pronto a sostenerli? Chissà se ancora possiamo considerare valide le parole del fisico e filosofo tedesco Albert Einstein il quale affermava: “È più facile scindere un atomo che abolire un pregiudizio!”.


Ileana Speziale

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