L'EDUCAZIONE CIVICA PRIMA DI QUELLA STRADALE - "LE
STRAGI DEL SABATO SERA"
PREMESSA
Il tema della sicurezza stradale viene oggi vissuto come emergenza
sociale, alla luce degli incidenti che coinvolgono centinaia
di giovani e delle vite perdute nel segno della libertà
individuale di disporre della propria vita (ma sicuramente non
di quella degli altri).
La nostra democrazia, il nostro sistema giuridico, che non
ha nulla a che vedere con i sistemi anglosassoni lontani anni
luce da noi, esprimono periodicamente una specie di isteria
legislativa, allorquando i fatti di cronaca si pongono giornalmente
all'attenzione dei media, proponendo e deliberando rimedi che
sono e rimangono poi solo dei palliativi temporanei e che non
incidono sulla vera essenza del problema.
Ecco allora il ricorso alle supermulte, a limiti di ogni genere,
a provvedimenti tampone; in assenza parziale o quanto meno in
presenza dei pochissimi, insufficienti, controlli su strada
effettuati dalle forze di polizia, ecco che tutto quanto ratificato
si presenta nella sua vera essenza: l'ipocrisia dei nostri amministratori
che, come Ponzio Pilato, si lavano le mani dicendo, comunque,
di aver fatto qualcosa.
Manca l'educazione civica prima di quella stradale e cioè
il rispetto dei propri simili, che costituisce il cardine stesso
di ogni società evoluta; la famiglia e la scuola sono
spesso carenti nella fase di iniziazione dell'adolescente.
IL CODICE DELLA STRADA
Il codice della strada del 1992 appare oggi inefficace alla
luce dei fatti in questione.
Ci siamo ricordati nel 2003 che i minorenni - dai 14 ai 16 anni
- hanno guidato per 4 decenni (il primo codice della strada
risale al 1959) senza nessun tipo di insegnamento, né
tanto meno di esame e quindi di titolo a condurre ciclomotori
a due, tre e quattro ruote, che la tecnologia ha trasformato
in piccoli bolidi da strada; il legislatore ha previsto solamente
un esame teorico a quiz e non già un esame di guida.
Abbandonata nei primi anni novanta, era forse una vera conquista
nella salvaguardia della vita umana: parlo della limitazione
di potenza per i neopatentati, prevista nei primi tre anni di
guida dal conseguimento della patente.
Un altro strumento di controllo iniziale scomparso, era costituito
dalla certificazione a firma del medico di base (anamnestico)
prima della visita medico-legale, che permetteva realmente di
conoscere lo stato clinico del futuro conducente e quindi evitare
di rilasciare un permesso di guida = licenza di suicidarsi o
di uccidere a posteriori.
La recente proposta di rilasciare il foglio rosa a 16 anni
aumenta, a parer mio, il rischio di una maleducazione stradale
ancora più accentuata.
Al di là dell'immaturità del giovane, affiancarlo
ad un parente o amico in funzione di istruttore, equivale a
trasmettere i peggiori difetti di guida nel discente; si dimentica,
in questa ipotesi, che il ruolo di insegnante e/o istruttore
di guida, come in quello di insegnante di scuola ed università,
non può che essere delegato a persona con requisiti specifici
e non a chiunque.
LA PREVENZIONE
Prevenire è possibile ma bisogna iniziare dall'educazione
stradale nella scuola dell'obbligo. La materia dovrebbe entrare
come insegnamento già nel periodo delle ultime classi
elementari, con largo uso di materiali didattici, che possano
attirare in modo completo l'attenzione dei ragazzi sui comportamenti
da tenere e sugli incidenti gravi.
Di buon effetto gli spot televisivi, implementati da testimonianze
dirette di persone coinvolte e scampate alla morte potrebbero
essere degli stimolanti per la crescita e la maturità.
L'autoscuola, come palestra di studio teorico-pratico effettivo
della materia, arriva troppo tardi, cioè quando l'allievo,
raggiunta l'età che per legge gli permette di prendere
la patente, si rivolge presso un'agenzia e dopo poche guide
e poche lezioni sostiene l'esame; anche qui la materia andrebbe
rivista a livello legislativo nel rivalutare il titolo all'insegnamento
degli addetti ai lavori ed un recupero della professionalità
del personale esaminatore operante.
LA REPRESSIONE
Reprimere i comportamenti contrari alla norma, deve costituire
il cardine della società.
Allo stato attuale, nel codice della strada, sono presenti articoli
che evidenziano differenze di trattamento tra automobilisti.
Mi risulta agevole citare l'esenzione dagli apparecchi vivavoce
per conducenti alla guida di autoveicoli da noleggio con conducente;
il mancato esame finale a seguito corsi di recupero punti patente;
l'arresto facoltativo per omicidio colposo; le mancate sanzioni
(dimenticate) per la guida dei ciclomotori in assenza della
certificazione di idoneità nel caso di conducente maggiorenne
non patentato; ecc.
La pena deve essere proporzionale alla gravità del reato
e la stessa pena deve essere applicata a tutti senza distinzioni
di classe, razza o professione. Nella realtà si vede
che esistono delle sacche di impunità specie negli emarginati
(clandestini, nomadi, tossicodipendenti).
Proprio sulla dipendenza tra alcool e droga si gioca la partita
della legalità.
Lo strumento di controllo tipo alcool-test, la visita medica
per i casi di tossicodipendenza, devono necessariamente essere
supportati da provvedimenti quali la confisca del veicolo, l'arresto
legato ad una forte sanzione amministrativa, una banca dati
che segnali la recidiva di situazioni analoghe precedenti.
Risulta evidente che in assenza di una nuova cultura della
sicurezza stradale, tutte le proposte rimangono lettera morta.
Quando viaggiamo nelle nazioni confinanti tipo Germania, Austria,
Francia, ci accorgiamo che la demagogia è quasi estranea
a quelle culture, culture che hanno dominato e scritto la storia
del vecchio continente.
Il fattore italiano di voler sempre e comunque aggirare l'ostacolo,
costituisce forse un retaggio borbonico del non fare per non
cambiare.
LE STRADE
Un'altra caratteristica negativa che contraddistingue il nostro
Paese è la condizione di forte degrado di tante arterie
stradali.
Statali, provinciali e comunali costituiscono a volte delle
vere trappole mortali a causa delle insidie stesse del manto
stradale, delle lamiere arrugginite o spezzate proprie dei divisori
di carreggiata in ferro, asfalti resi ormai lisci come biliardi,
segnaletica verticale fatiscente, ecc.
C O S A F A R E ?
Come ho già ampiamente significato precedentemente,
solo una diversa impostazione del modo di pensare e realizzare
le riforme da parte del Legislatore, può realmente limitare,
seppur parzialmente, le stragi umane e le ripercussioni economiche
e sociali.
Gli interessi delle lobby o di determinati apparati, non possono
e non devono incidere sulla qualità della vita.
Il ricorso al parere tecnico degli addetti ai lavori da parte
del legislatore, deve essere il presupposto essenziale per realizzare
disposizioni attinenti alla concretezza e alla realtà;
evitare l'emanazione di norme prettamente teoriche che non avranno
mai una reale applicazione, deve essere l'essenza per ricostruire
una vera cultura della sicurezza su strada.
Dr. Massimo Arata
Direttore Tecnico U.M.C. di Roma
