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L'EDUCAZIONE CIVICA PRIMA DI QUELLA STRADALE - "LE STRAGI DEL SABATO SERA"

Dott. Massimo ArataPREMESSA

Il tema della sicurezza stradale viene oggi vissuto come emergenza sociale, alla luce degli incidenti che coinvolgono centinaia di giovani e delle vite perdute nel segno della libertà individuale di disporre della propria vita (ma sicuramente non di quella degli altri).

La nostra democrazia, il nostro sistema giuridico, che non ha nulla a che vedere con i sistemi anglosassoni lontani anni luce da noi, esprimono periodicamente una specie di isteria legislativa, allorquando i fatti di cronaca si pongono giornalmente all'attenzione dei media, proponendo e deliberando rimedi che sono e rimangono poi solo dei palliativi temporanei e che non incidono sulla vera essenza del problema.

Ecco allora il ricorso alle supermulte, a limiti di ogni genere, a provvedimenti tampone; in assenza parziale o quanto meno in presenza dei pochissimi, insufficienti, controlli su strada effettuati dalle forze di polizia, ecco che tutto quanto ratificato si presenta nella sua vera essenza: l'ipocrisia dei nostri amministratori che, come Ponzio Pilato, si lavano le mani dicendo, comunque, di aver fatto qualcosa.

Manca l'educazione civica prima di quella stradale e cioè il rispetto dei propri simili, che costituisce il cardine stesso di ogni società evoluta; la famiglia e la scuola sono spesso carenti nella fase di iniziazione dell'adolescente.

IL CODICE DELLA STRADA

Il codice della strada del 1992 appare oggi inefficace alla luce dei fatti in questione.
Ci siamo ricordati nel 2003 che i minorenni - dai 14 ai 16 anni - hanno guidato per 4 decenni (il primo codice della strada risale al 1959) senza nessun tipo di insegnamento, né tanto meno di esame e quindi di titolo a condurre ciclomotori a due, tre e quattro ruote, che la tecnologia ha trasformato in piccoli bolidi da strada; il legislatore ha previsto solamente un esame teorico a quiz e non già un esame di guida.

Abbandonata nei primi anni novanta, era forse una vera conquista nella salvaguardia della vita umana: parlo della limitazione di potenza per i neopatentati, prevista nei primi tre anni di guida dal conseguimento della patente.

Un altro strumento di controllo iniziale scomparso, era costituito dalla certificazione a firma del medico di base (anamnestico) prima della visita medico-legale, che permetteva realmente di conoscere lo stato clinico del futuro conducente e quindi evitare di rilasciare un permesso di guida = licenza di suicidarsi o di uccidere a posteriori.

La recente proposta di rilasciare il foglio rosa a 16 anni aumenta, a parer mio, il rischio di una maleducazione stradale ancora più accentuata.
Al di là dell'immaturità del giovane, affiancarlo ad un parente o amico in funzione di istruttore, equivale a trasmettere i peggiori difetti di guida nel discente; si dimentica, in questa ipotesi, che il ruolo di insegnante e/o istruttore di guida, come in quello di insegnante di scuola ed università, non può che essere delegato a persona con requisiti specifici e non a chiunque.

LA PREVENZIONE

Prevenire è possibile ma bisogna iniziare dall'educazione stradale nella scuola dell'obbligo. La materia dovrebbe entrare come insegnamento già nel periodo delle ultime classi elementari, con largo uso di materiali didattici, che possano attirare in modo completo l'attenzione dei ragazzi sui comportamenti da tenere e sugli incidenti gravi.
Di buon effetto gli spot televisivi, implementati da testimonianze dirette di persone coinvolte e scampate alla morte potrebbero essere degli stimolanti per la crescita e la maturità.
L'autoscuola, come palestra di studio teorico-pratico effettivo della materia, arriva troppo tardi, cioè quando l'allievo, raggiunta l'età che per legge gli permette di prendere la patente, si rivolge presso un'agenzia e dopo poche guide e poche lezioni sostiene l'esame; anche qui la materia andrebbe rivista a livello legislativo nel rivalutare il titolo all'insegnamento degli addetti ai lavori ed un recupero della professionalità del personale esaminatore operante.

LA REPRESSIONE

Reprimere i comportamenti contrari alla norma, deve costituire il cardine della società.
Allo stato attuale, nel codice della strada, sono presenti articoli che evidenziano differenze di trattamento tra automobilisti.
Mi risulta agevole citare l'esenzione dagli apparecchi vivavoce per conducenti alla guida di autoveicoli da noleggio con conducente; il mancato esame finale a seguito corsi di recupero punti patente; l'arresto facoltativo per omicidio colposo; le mancate sanzioni (dimenticate) per la guida dei ciclomotori in assenza della certificazione di idoneità nel caso di conducente maggiorenne non patentato; ecc.

La pena deve essere proporzionale alla gravità del reato e la stessa pena deve essere applicata a tutti senza distinzioni di classe, razza o professione. Nella realtà si vede che esistono delle sacche di impunità specie negli emarginati (clandestini, nomadi, tossicodipendenti).

Proprio sulla dipendenza tra alcool e droga si gioca la partita della legalità.
Lo strumento di controllo tipo alcool-test, la visita medica per i casi di tossicodipendenza, devono necessariamente essere supportati da provvedimenti quali la confisca del veicolo, l'arresto legato ad una forte sanzione amministrativa, una banca dati che segnali la recidiva di situazioni analoghe precedenti.

Risulta evidente che in assenza di una nuova cultura della sicurezza stradale, tutte le proposte rimangono lettera morta.
Quando viaggiamo nelle nazioni confinanti tipo Germania, Austria, Francia, ci accorgiamo che la demagogia è quasi estranea a quelle culture, culture che hanno dominato e scritto la storia del vecchio continente.
Il fattore italiano di voler sempre e comunque aggirare l'ostacolo, costituisce forse un retaggio borbonico del non fare per non cambiare.

LE STRADE

Un'altra caratteristica negativa che contraddistingue il nostro Paese è la condizione di forte degrado di tante arterie stradali.
Statali, provinciali e comunali costituiscono a volte delle vere trappole mortali a causa delle insidie stesse del manto stradale, delle lamiere arrugginite o spezzate proprie dei divisori di carreggiata in ferro, asfalti resi ormai lisci come biliardi, segnaletica verticale fatiscente, ecc.

C O S A F A R E ?

Come ho già ampiamente significato precedentemente, solo una diversa impostazione del modo di pensare e realizzare le riforme da parte del Legislatore, può realmente limitare, seppur parzialmente, le stragi umane e le ripercussioni economiche e sociali.
Gli interessi delle lobby o di determinati apparati, non possono e non devono incidere sulla qualità della vita.
Il ricorso al parere tecnico degli addetti ai lavori da parte del legislatore, deve essere il presupposto essenziale per realizzare disposizioni attinenti alla concretezza e alla realtà; evitare l'emanazione di norme prettamente teoriche che non avranno mai una reale applicazione, deve essere l'essenza per ricostruire una vera cultura della sicurezza su strada.


Dr. Massimo Arata
Direttore Tecnico U.M.C. di Roma

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