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attualità - società
Si o no al burqa?
di Ileana Speziale
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di Ileana Speziale
 

Si o no al burqa? La Francia ha deciso.
E il resto del mondo?

Come ogni cosa all'uomo sconosciuta, o distante dalle sue usanze, ha sempre rappresentato motivo di ricerca e di studio, il burqa ha destato nella cultura occidentale molto scalpore, costituendo il punto focale di numerose discussioni, ancora oggi in atto. Le diverse interpretazioni attribuite negli anni a questo discusso capo d'abbigliamento hanno portato, per forza di cose, ad atteggiamenti prima, ed in seguito a norme legislative, differenti da Paese a Paese e quindi da cultura a cultura. Più discussa che mai, la tematica ha preso piede in questo periodo in seguito alla ferma decisione della Francia di vietare il velo nei luoghi pubblici; ciò significa che secondo il progetto di Legge approvato dalla maggioranza dei membri del Senato non si potrà indossare il velo integrale su tutto il territorio nazionale.

Tra le motivazioni che hanno spinto il Paese francese a prendere tale posizione si parla di sicurezza della nazione, che sarebbe messa in pericolo a causa del mancato riconoscimento dell'individuo coperto interamente o quasi, fatta esclusione per gli occhi, dal capo d'abbigliamento tradizionale di alcuni Paesi di religione islamica. I pareri a riguardo sono molteplici e differenti; tra le opinioni che si schierano contro l'uso del burqa ci sarebbe la credenza che questo non sia frutto diretto della legge coranica, in quanto l'introduzione dell'usanza del velo integrale risale all'inizio del 1900 in Afghanistan, durante il regno di Habibullah, il quale lo impose alle duecento donne del suo harem, facendolo diventare così abbigliamento per le donne dei ceti superiori.

In seguito, con l'instaurazione del regime islamico, il burqa si diffuse fra la popolazione, ma il divieto assoluto di mostrare il volto si impose in modo definitivo solo con il regime teocratico dei Talebani, che per definizione sono gli "studenti delle scuole coraniche". Quanto al Bel Paese, secondo il proprio Codice Penale, T.U.L.P.S. (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) Legge 152/1975, circolare col volto coperto è un reato, per cui sulla base di questa considerazione è chiaro che in Italia esista già un limite a tale abbigliamento ma, anche qui, si è in fase decisionale sulla tematica che abbraccia l'intera collettività mondiale. Infatti la portata di tale "fenomeno" risulta di un'importanza eclatante, in quanto si trova a toccare argomenti come la dignità della donna: non si deve infatti dimenticare che la cultura islamica impone tale usanza solo alla sfera femminile, troppo spesso vittima di oppressioni familiari fondamentaliste legate ad una cultura in cui vige un'impostazione così rigida da non lasciar spazio a diverse interpretazioni della religione, e di conseguenza della vita, un'impostazione che non lascia spazio alla libertà dell'individuo! E allora è proprio in nome di tali diritti e di tale libertà negata che l'intera comunità mondiale deve agire, a partire da scelte come l'utilizzo, o meno, del burqa, perchè attenzione, la domanda è: accettare il burqa significa anche condividere una così "rigida e dogmatica religione e cultura"? .


Ileana Speziale
Pubblicato anche sul mensile "Il Paese Possibile"

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