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Le statue parlanti


Tra i miti e le leggende che popolano Roma non possono mancare le "statue parlanti" anche conosciute come "il Congresso degli Arguti".
Sembra che tutto abbia avuto inizio intorno al XVI secolo. Le statue parlanti hanno molto da raccontare sia come strumento nell'immaginario popolare, da cui proviene il loro nome, sia come figure mitologiche.
La storia di Roma è indissolubilmente associata alle doti di autoironia e di cinismo che i suoi abitanti hanno sempre dimostrato, fin dai tempi di oratori e poeti immortali come Orazio, Giovenale, Catullo e Ovidio, fino ad arrivare al Belli e al Trilussa.
Il popolo romano deluso e disilluso utilizza le statue parlanti come arma ironica e dissacratoria contro il potere teocratico dei papi, del governo e dei personaggi piú in vista, divenendo nel tempo un vero e proprio strumento di lotta politica. Fatto sta che di notte, ai piedi o al collo delle statue, venivano appesi dei fogli con satire politiche e feroci versi rimati, così che la mattina seguente chiunque potesse leggerli, prima che fossero rimosse dalle guardie.
Il potere della Chiesa portava non poco malumore al popolo di Roma, voglioso di più libertà, le epigrafi in calce alle statue parlanti erano l'unico mezzo disponibile per manifestare in piazza le angherie e le miserie a cui era sottoposto. Le "pasquinate", piene del malumore popolare nei confronti del potere e contro la corruzione e l'arroganza dei rappresentanti dello Stato Pontificio, avevano lo scopo di "pungolare" i personaggi importanti di allora, ma soprattutto provocare la chiesa e il papa.
Le "statue parlanti" sono l'arma con la quale Roma si è sempre opposta all'arroganza e alla corruzione delle classi dominanti con grande senso dell'umorismo.
In alcuni angoli di Roma è ancora oggi possibile ammirare le cosiddette "statue parlanti":
PASQUINO: Piazza Pasquino
MARFORIO: Palazzo Nuovo − Musei Capitolini
MADAMA LUCREZIA: Piazza S. Marco
IL FACCHINO: Via Lata
L'ABATE LUIGI: Piazza Vidoni
IL BABUINO: Via del Babbuino

Statue Parlanti

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